da Formiche.net

Berlino, che già durante la presidenza di turno del G20 si era fatta sponsor della Compact Initiative for Africa, intende penetrare sempre più nel continente promuovendo politiche di aiuto economico finalizzate a garantire la sicurezza finanziaria ed energetica, oltre che l’ordine interno

Mentre il governo italiano chiude i porti alla Marina Militare, come testimonia il caso del pattugliatore Diciotti, le nostre navi trovano una calorosa accoglienza in Africa. È arrivato al porto di Accra-Tema il cacciatorpediniere Durand De La Penne, in concomitanza con la visita del cancelliere tedesco, Angela Merkel. Una coincidenza, questa, che assume quasi un valore simbolico, spostando per un attimo sull’Africa il baricentro delle discussioni su temi che infiammano l’opinione pubblica.

I cadetti dell’Accademia navale di Livorno, che sforna gli Ufficiali della Marina Militare italiana, sono i protagonisti di un’attività addestrativa a tappe, da cui il transito nel Golfo di Guinea. Ha quasi trent’anni, ma non li dimostra, l’imponente imbarcazione che li ospita. È intitolata a Luigi Durand De La Penne, eroe della Seconda guerra mondiale che fece “vacillare”, per riprendere le parole di Churchill, “l’equilibrio militare nel Mediterraneo a vantaggio dell’Asse”. E secondo il comunicato della Marina lo scopo di questo viaggio è, tra l’altro, “la vicinanza dell’equipaggio e degli stessi allievi alle realtà dei Paesi visitati”. Quei paesi dai quali, paradossalmente, provengono molti di quei migranti sui barconi in distress che impegnano le varie unità navali nelle operazioni di soccorso in mare.

Quanto alla Merkel, forse incalzata dagli impegni presi con il ministro dell’Interno Horst Seehofer per scongiurare la crisi di governo, lascia la turbolenta e sterile arena europea e programma una tre giorni nell’Africa subsahariana che tocca Senegal, Ghana e Nigeria.

Era dal 2004 che il cancelliere tedesco non si faceva vivo nell’antica Costa d’Oro, mentre l’Italia ha fatto sentire il suo peso in Ghana in due recenti occasioni, con le visite di Renzi e di Gentiloni. Se Berlino lo fa adesso, in un’area dove storicamente non ha avuto interessi rilevanti, è per rafforzare la sua presenza a discapito delle vecchie potenze coloniali, leggasi Francia o Gran Bretagna. La visita, infatti, si iscrive in un contesto di valorizzazione di democrazie esemplari come quella del Ghana, alla luce delle recenti e contestate elezioni in Mali. È forte, inoltre, l’inquietudine tedesca, ed europea, in vista delle future elezioni in Senegal, Nigeria, RDC e Costa d’Avorio. Nana Akufo-Addo, l’attuale Presidente del Ghana, sta svolgendo un ruolo importante di mediatore in alcuni Paesi dalla situazione instabile, come il Togo. Ma nel bilaterale con la Germania si va oltre. Un tema scottante è, difatti, quello delle migrazioni. Berlino, che già durante la presidenza di turno del G20 si era fatta sponsor della Compact Initiative for Africa, intende penetrare sempre più nel continente promuovendo politiche di aiuto economico finalizzate a garantire la sicurezza finanziaria ed energetica, oltre che l’ordine interno.

Merkel firmerà un Mou (Memorandum of Understanding) in materia di commercio e investimenti esteri, che preparerà lo sbarco degli uomini d’affari tedeschi del febbraio 2019, mese in cui si terrà il primo German African Business Summit proprio ad Accra. Nel frattempo, la nostra “nave grigia” approfitta del passaggio in Ghana per fare naval diplomacy e consolidare l’influenza tricolore nei porti africani con azioni di presenza e sorveglianza marittima. La nave di Fincantieri, attraccata nelle acque ghanesi, resterà fino al 2 settembre per mostrare l’eccellenza navale italiana e tendere una mano d’aiuto all’Africa in materia di lotta alla pirateria e contrasto al traffico di droga. Un’attività, questa, molto importante e foriera di risultati pratici che, pur non essendo direttamente tangibili in Italia, rappresentano tuttavia la base di ogni politica di contrasto alla criminalità organizzata su scala globale.

L’allegoria della nave che giunge nel porto straniero per cooperare sembra quasi indicare la direzione giusta da prendere. Se l’Italia vuole imboccare la strada del contrasto all’immigrazione, mantenendo un ruolo di primo piano in Africa senza creare ostilità, dovrebbe prendere esempio dalla nave Durand.

Ylenia Citino