Diritto comparato

Macron e l’ENA: come funziona la scuola dei potenti *

May 24, 2017

Se la sigla “ENA” non vi dice nulla, forse è perché sino a ieri, al di fuori degli addetti ai lavori, se n’era sempre parlato con discrezione. Adesso, coi riflettori accesi dall’elezione del nuovo Presidente francese, è giusto fare chiarezza su una delle scuole più autorevoli d’Europa, specializzata nella formazione dei più alti amministratori pubblici, messa spesso ingiustamente sotto accusa da coloro che la ritengono un orpello vetusto dell’era gollista.

La scena, intanto, è dominata da Emmanuel Macron, che, assurgendo alla prima carica dello Stato, ha battuto il record di Presidente più giovane nella storia dell’Esagono. La sua ascesa, come molti hanno detto e stradetto, ha determinato una grave sconfitta per i partiti tradizionali. D’altro canto, tuttavia, essa si pone, senza soluzione di continuità, a conferma di un discreto ed importante lignaggio di potere: quello degli “enarchi”, le invidiatissime nuove leve che hanno superato uno dei tre concorsi di ammissione. Anche dal lato del Front National, per di più, non mancavano ex allievi molto influenti: da Florian Phillippot, numero due del partito lepenista, a Jean Messiha, consigliere ombra e artefice del programma di Marine.

Creata da De Gaulle nel ’53 e imitata in tutto il mondo, la celebre Scuola della Pubblica Amministrazione francese continua a sfornare personalità di spicco. Dopo Valéry Giscard d’Estaing, Jacques Chiraq e François Hollande, anche il neoeletto Presidente vanta una formazione all’ENA. Fra tentativi di riforma, velate polemiche e pungenti paradossi, questo istituto “elitario” riesce ancora oggi a segnare il destino dei più alti dignitari dello Stato. Ma cosa si nasconde dietro al successo dei suoi allievi?

Innanzitutto, la selezione dei “migliori”, secondo procedure concorsuali finalizzate a premiare il merito. Se tutti possono partecipare, però, pochi si possono “preparare”. La vocazione alla égalité des chances si scontra duramente con il monopolio delle prépas, le costosissime scuole di preparazione al concorso, di certo non alla portata di tutti. Eppure, dire che gli enarchi sono gli enfants prodiges delle classi più agiate è un luogo comune, prediletto da sociologi come Pierre Bourdeau, che negli anni ’70 scriveva che questa “nobiltà di Stato” era artefice di una forma di elitismo repubblicano in salsa di Ancien Régime.

L’ENA, tuttavia, ha sempre puntato al meglio, al fine di mantenere standard formativi elevatissimi per gli allievi che varcano la soglia del suo comprensorio. Ogni anno cento ragazzi sono riuniti in una grande classe: la Promotion, identificata con un nome simbolico scelto al termine di una sofferta procedura di voto, le cui nottate restano sempre negli annali. La Promotion Senghor, di cui faceva parte anche Macron, è stata definita dai giornalisti come una classe “di assalto al potere”, tanta l’influenza acquisita da alcuni dei suoi membri.

Dei famosi cento, comunque, solo settanta sono francesi. Gli altri trenta provengono dal resto del mondo e, a parte qualche studente meritevole, normalmente sono già funzionari in carriera. Validi elementi per apportare diversità culturale e linguistica, i ragazzi del CIL (Cycle International Long) costituiscono una trasversale rete di contatti senza precedenti.

Le associazioni degli ex allievi, infatti, sono uno strumento importantissimo per mantenere l’identità di gruppo anche dopo la fine della didattica. La AAEENA conta 6000 membri, di cui 2000 stranieri molti dei quali, nel corso degli anni, sono diventati ministri, diplomatici, giudici, alti funzionari e, ovviamente, anche Capi di Stato.

Nei due anni di formazione, la condivisione quotidiana di lavori di squadra, simulazioni, esami, porta i cd. camarades a sviluppare un forte spirito di fratellanza. I mesi sono duri. Per fare un paragone, in essi è concentrato l’equivalente che uno studente apprenderebbe durante un quinquennio di laurea, salvo che l’oggetto di studio, teorico e pratico, è indirizzato all’acquisizione di avanzate competenze di management e gestione dell’apparato burocratico. Senza dimenticare i tre stages (due, oggi uno, per i non francesi) proposti dalla scuola in vari contesti: dall’ambasciata alla prefettura, sino alla grande impresa.

Al termine dei due anni, gli allievi attenderanno con ansia l’esame finale, quello che, cumulandosi alle prove già effettuate, determinerà il loro classement, un bollettino che influenzerà tutto il resto della loro carriera. Da lì, potranno accedere alla magistratura, al corpo diplomatico, ai posti più alti dell’amministrazione francese. Insomma, il futuro è assicurato.

Non spetta a me districare i nodi di Gordio per fare un bilanciamento dei pregi e difetti di questo sistema. Noi allievi stranieri, del resto, non facciamo parte del bollettino “di collocamento”. A ciascuno, come si dice, il proprio destino.

* di Ylenia Citino, Dottoranda di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Roma Tre e ancienne élève ENA.

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Ylenia Citino
Phd Candidate in Constitutional Law
Department of Political Science
University of Roma Tre