Diplomazia

Costa d’Avorio, l’attacco riguarda anche noi occidentali

March 17, 2016

da Il Rottamatore.it

 

di Ylenia M. Citino

Dopo gli assalti agli hotel degli occidentali a Bamako e a Ouagadougou, neanche la Costa d’Avorio sfugge all’incubo del terrorismo di matrice islamica. L’attacco, anche questo rivendicato da Al-Mourabitoun, gruppo di recente affiliatosi ad Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI), colpisce un paese a prevalenza non musulmana e che fino a ieri non era mai stato bersaglio di jihadisti.

Abidjan si era lasciata dietro le spalle gli scontri fra fazioni politiche che fra il 2010 e il 2011 l’avevano fatta precipitare nel caos, placato solo da un intervento di truppe francesi su mandato ONU. Dopo la cattura di Gbagbo, accusato di crimini contro l’umanità all’Aja, la Costa d’Avorio ha, infatti, riguadagnato stabilità politica e crescita economica. Tant’è che, a fronte di un prodotto interno lordo in aumento del 9-10% annuo, avrebbe ben potuto ambire nel 2020 allo status di economia emergente, come il confinante Ghana.

Il presidente Ouattara, riconfermato per la seconda volta, ha capito fin dall’inizio che nonostante un’incrementale prosperità, l’economia della Costa d’Avorio, similmente a quella dei paesi vicini, resta fragile in quanto subordinata al rischio delle fluttuazioni delle materie prime (soprattutto cacao, caffè, olio di palma). Per questo ha mantenuto relazioni proficue con l’FMI, con l’Europa, ma soprattutto con la Francia, paese cui la Costa d’Avorio resta profondamente legata – basti pensare solo alla francofonia o all’appartenenza al circuito finanziario del Franco CFA, valuta a cambio fisso con l’euro ma la cui convertibilità è tuttora garantita dal tesoro francese.

Ed infatti proprio alla Francia sono state concesse basi militari aeree ed interarmi, con un contingente fino a 600 militari, per operazioni di rinforzo logistico e di cooperazione militare rivolte soprattutto al Sahel. Una vera e propria polveriera, quest’ultimo, la cui morfologia desertica offre sicuro nascondiglio ai ribelli touareg e alle cellule terroristiche radicali di ispirazione salafita.

“L’ECONOMIA DELLA COSTA D’AVORIO, SIMILMENTE A QUELLA DEI PAESI VICINI, RESTA FRAGILE IN QUANTO SUBORDINATA AL RISCHIO DELLE FLUTTUAZIONI DELLE MATERIE PRIME”

La prossimità con il Sahel chiarisce, in qualche modo, le ragioni di questo attentato, che tuttavia, va segnalato, si è spinto ben oltre i confini di ciò a cui eravamo tristemente abituati, andando a toccare un paese con cui gli occidentali facevano affari e progetti di investimento. Sarebbe questo l’oggetto di una politica di accerchiamento: il generale Emmanuel Beth, ex ambasciatore in Burkina Faso, spiega così a Le Monde la strategia messa in atto da Al-Qaeda, che, alla luce dell’accresciuto impegno militare della comunità internazionale, avrebbe deciso di destabilizzare regioni vicine non ancora sporcate dal sangue del terrorismo. Una politica, inoltre, di sobillazione delle popolazioni, nel tentativo di innescare dimenticati rancori anticoloniali e antioccidentali, come anche di istillare moralismi estremi frutto della pratica ossessiva della sharia.

La strada percorribile, in un simile contesto, non è solo sul piano della sicurezza. Bisogna essere consapevoli che il Nemico che si vorrebbe sconfiggere è un’Idra di Lerna: per ogni testa che viene mozzata, ne ricrescono due, più forti di prima. Per ogni capo regionale che viene “neutralizzato”, si ricreano clan, sottogruppi, e nuove cellule di attentatori, più forti di prima. Ciò di cui questi gruppi devono essere privati, allora, è il sostegno delle popolazioni locali. Se la comunità internazionale si ponesse obiettivi di sviluppo e di crescita, dopo l’eliminazione di una minaccia, si estirperebbero definitivamente quelle radici che permettono alla testa dell’Idra di ricrescere eternamente.

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Ylenia Citino
Phd Candidate in Constitutional Law
Department of Political Science
University of Roma Tre